Lezione 1 - Il Testo Aperto

Il dibattito sulla testualità prende piede dalla fine dell'Ottocento e si protrae per tutto il Novecento, anticipando in certe tematiche gli studi sui media digitali.

A partire dalla seconda metà del Novecento, in particolare verso gli anni Sessanta, si ha tutta una serie di studi sull'entità di testo: Umberto Eco nel 1962, con il lavoro Opera Aperta, introduce il dibattito su come il testo non contenga solamente il significato intrinseco che esprime, ma costruisce il suo significato attivando una serie di strumenti di cooperazione tra lettore ed autore che vanno ad definire una serie di riferimenti esterni al testo stesso. In particolare l'interpretazione di un testo richiede di attivare da parte del lettore una conoscenza enciclopedica (fatti del mondo noti, temi narrativi tipici: “pescatore” fa immaginare acqua, strumenti di lavoro, …) ed una conoscenza cronologica (eventi correlati ai fatti narrati tramite espressione anaforiche, espressioni che consentono di riferire enunciati precedentemente citati).

Marshall_McLuhan fondatore degli studi sui media, nel 1967 grazie alla sua opera The medium is the message, avvia il dibattito su come le nuove tecnologie influenzino la società e la visione antropologica che l'uomo ha di sè stesso.

Sempre nel 1967 Jaques_Derrida, filosofo francese e rappresentate del movimento del decostruzionismo, con L'écriture et la différence propone l'idea che qualsiasi interpretazione della realtà è sempre relativa, idea espressa dalla frase simbolo: nulla esiste al di fuori del testo. Con tale frase si vuol quindi fare riferimento agli elementi che definiscono la realtà, realtà che, secondo il filosofo, è un sistema di linguaggi e simboli che riferiscono continuamente tra di loro.

Infine nel 1995 Nicholas Negroponte con il libro Being Digital, parla dell'avvento dell'era digitale e anticipa i cambiamenti che questa porterà nei vari campi del sapere umano, nell'Economia così come nell'Antropologia, introducendo anche il neologismo di Tecnoantropologia.

Attraverso la Semiotica si vuol quindi definire quali sono le strategie comunicative che sono in grado di trasmettere i significati, e studiarne tutti i meccanismi di trasmissione. Mentre tramite la critica dei media si vuol osservare come i meccanismi, ossia gli strumenti di trasmissione della conoscenza modificano la società.

Il testo aperto come tema ricorrente

Gli studi sul tema della testualità sono interessanti in quanto vengo fatti considerando vari contesti, tale interdisciplinarità si sviluppa in modo particolare nel secondo dopoguerra, protraendosi fino ai giorni nostri.

Il dibattito sulla testualità attinge da varie discipline.

  • Dalla Psicologia, che studia la percezione della realtà, la spazialità, l'organizzazione della memoria, la persistenza delle idee e la temporalità.
  • La Linguistica, che studia l'organizzazione della lingua.
  • La Semiotica, che studia i fenomeni di significazione e di comunicazione.
  • L'Analisi letteraria, che studia le strategie di costruzione di una estetica attraverso il testo.
  • Infine la Sociologia, che analizza l'impatto che i mass media hanno sull'organizzazione della società e dei sistemi di produzione e di consumo.

Nello sfondo di questo dibattito ha anche un ruolo la tradizione logica del Novecento che affronta il problema della possibilità di formalizzare il linguaggio, e più in generale dei limiti dei linguaggi formali. Dopo i primi lavori di Gottlob Frege sulla formalizzazione della logica in ambito logico-matematico esplode il problema della formalizzazione della Matematica. In particolare emergono una serie di paradossi dei sistemi assiomatici allora in uso.
Forse il più famoso è il paradosso di Russel espresso dal problema che se l'insieme di tutti gli insiemi che non sono elementi di sé stessi può essere o meno elemento di sé stesso. Identificando così un elemento indecidibile nella Teoria degli insiemi.

Il matematico tedesco David_Hilbert propone allora un programma di ricerca per la definizione di un preciso insieme di assiomi consistente in grado di derivare tutta la Matematica, cui sia possibile formulare un algoritmo di decidibilità da applicare a tutte le proposizioni della Matematica.
In questo contesto di ricerca si collocano anche i lavori di Alan Turing che attraverso la formalizzazione di un modello formale di calcolo, la macchina di Turing, si pone il problema di definire cosa sia calcolabile. Con i lavori di Kurt Goedel del 1931 si avrà poi la formulazione dei teoremi dell'incompletezza che stabiliscono che per ogni sistema formale che contenga gli assiomi di Giuseppe Peano è possibile formulare almeno una preposizione indicedibile.

Quindi il dibattito sulla testualità assume i risultati della logica del Novecento come base di partenza. Non è possibile definire un singolo sistema formale per spiegare il linguaggio e tuttavia il linguaggio funziona attraverso una serie di meccanismi che vanno evidenziati e messi in luce.

Il testo scritto nella storia

Nello studio della testualià un ruolo importante lo ha anche l'approccio storico. In particolare tramite la storia è possibile studiare come nel passato le nuove tecnologie hanno influito sulla società. Walter_J._Ong in particolare analizza il processo relativo al passaggio dall'oralità alla scrittura. In questo frangente bisogna osservare che la scrittura ha modificato l'organizzazione del pensiero. Nelle culture basate sull'oralità, la trasmissione del sapere e della tradizione è basata sulla memoria e non sul testo scritto. Tutte le conoscenze sono quindi contestualizzate ed le nozioni astratte sono più sfumate nelle tradizioni orali. Ad esempio in certe culture esistono termini diversi in base al tipo di cosa che si voglia enumerare e manca una nozione astratta di numero, che invece è tipica di tutte le civiltà della scrittura. L'organizzazione della memoria richiede di associare l'apprendimento a narrazioni e le successioni di eventi sono spesse rappresentate da immagini.

Diverse civiltà hanno sviluppato autonomamente la scrittura. In particolare le civiltà Maya, Egizia e Sumerica hanno portato fino ai nostri giorni preziosi reperti, che però sono molto scarsi. Un cospicuo numero di reperti è stato lasciato dalle civiltà mesopotamiche che utilizzavano come supporto alla scrittura un materiale non deperibile come l'argilla. In questo contesto è interessante notare come la scrittura sia nata a supporto del commercio, per esigenze di archiviazione. Inizialmente modellini di oggetti vennero usati per tenere traccia della merce trasportata da una carovana. Sono questi i primi esempi di astrazione della realtà tramite in simboli. Dai modelli di oggetti si passa alla loro impressione sui contenitori dei modellini e poi su tavole d'argilla. Da li si passò prima agli ideogrammi e poi alle lettere dell'alfabeto, che non rappresentano oggetti ma suoni.
È interessante notare che così come nel Web esistono i tag ed i metadati, per arricchire le descrizioni delle risorse, le prime civiltà trovarono spontaneo l'uso di modelli in miniatura degli oggetti e di etichette sulle loro confezioni per anticiparne il contenuto.

Nel Medioevo la sonarità della parola rimane importante. Basti pensare che fino al 700 d.C nei testi non si utilizzavano di spazi tra le parole, quindi solo la lettura del testo consentiva una piena comprensione di quanto scritto. Ciò facilità i processi di memorizzazione, tramite la ripetizione ad alta voce, un esempio tipico di questa pratica è il salmodiare dei monaci cristiani. Sempre nel Medioevo nascono le Università e le prime monarchie, si creano i primi stati e quindi i primi funzionari. Il libro veniva scritto a mano e spesso lo si commentava, ossia si scrivevano le glosse. Il testo inoltre era sempre arricchito da immagini. Quasi in anticipazione dell'ipertestualità.

La stampa con Guttemberg porta alla nascita del concetto di libro come opera completa, scritta da un autore il quale si assume la responsabilità di ciò che scrive. Con il Romanticismo del 1800 il libro arriva all'apice della sua importanza. Il poeta è l'interprete della realtà autentica e la comunica pienamente attraverso la sua opera. Con la fine del romanticismo abbiamo però l'inizio della crisi del ruolo dell'autore. Scrittori come James Joyce, Virginia Woolf, Italo Svevo non producono più opere narrative ma descrivono i flussi di coscienza dell'uomo. Altro esempio emblematico di frattura dell'unità testuale è rappresentato da La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne. In questo testo l'autore vorrebbe raccontarci, come in qualsiasi altro romanzo, la storia del protagonista. Questa tuttavia si rivela altamente monotona e così il libro finisce per essere niente altro che una serie di digressioni, di rinvii ad altre cose, di collegamenti. Tristram ci ricorda in continuazione che sta scrivendo la storia della sua vita ma finisce per raccontarci una serie di altre storie, nessuna delle quali mai veramente finite. Addirittura un capitolo del libro è assente e il narratore ci informa di averlo distrutto. Oppure parti del testo sono omesse e sostituite da asterischi, chiedendo al lettore di intervenire nella loro interpretazione. Il risultato è un attacco al romanzo inteso come narrazione coerente di eventi. Condotto fino alla vera e propria mutilazione di una parte di esso.

Verso la fine del Novecento numerose sono le anticipazioni dell'ipertesto. Con le opere di Italo Calvino o con i Librogame, l'ipertesto si è diffuso sia come libro stampato che attraverso mezzi informatici. Come esempio citiamo Il castello dei destini incrociati (1973). In questa opera Calvino immagina di giungere in un castello, qui, accolto dal castellano si trova a sedere attorno a un tavolo insieme ad alcuni altri commensali. Tutti hanno però perso la parola. Il castellano, grazie ad un mazzo di tarocchi, invita ognuno a raccontare la sua storia. Man mano che i commensali vogliono narrare una parte della loro storia ordinano una carta in successione ad altre, costruendo un evento. Alla fine le carte saranno disposte in quadrato e ciascuna di esse rappresenterà porzioni di più storie. Calvino vuole mostrarci come ogni unità narrativa, o evento della vita, possa essere letta in più modi e appartenere a più storie.

L'analisi della testualità

Analizziamo i seguenti enunciati:

Questo aereo vola.
Pegaso vola.


Se il primo enunciato si riferisce alla realtà il secondo fa chiaramente riferimento ad una situazione di finzione (fiction). Solamente la prima ha un criterio di verità poiché nella realtà pegaso, essendo un essere mitologico, non esiste. I più generici criteri di verità sono basati sull'idea che un enunciato è vero se esprime l'adeguarsi della mente ad uno stato di cose e nel secondo enunciato pegaso non ha nessun referente nella realtà.

L'interpretazione di Bertrand Russel è che gli enunciati di fiction siano falsi. Il suo ragionamento parte dall'analisi dei seguenti enunciati.

L’attuale presidente della Francia è un uomo saggio.
L’attuale re di Francia è un uomo saggio.


Entrambe le frasi sono scomponibili in più enunciati:

X è presidente/re di Francia.
X è un uomo saggio.


Siccome nel secondo enunciato X è re di Francia è privo di referente, le sue conseguenze sono false.

Con processo semiotico si intende il processo mediante cui si comunicano i significati dei segni. Lo schema più ingenuo (che può essere fatto risalire a C. K. Ogden e I._A._Richards con il libro The Meaning of Meaning del 1923) dice che un simbolo evoca un concetto mentale che ha un diretto referente nella realtà, ossia l'oggetto che il simbolo significa.

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Se però andiamo ad analizzare i meccanismi con sui si costruisce il significato di un testo della fiction vediamo che le cose non corrispondono a questo schema ingenuo.
Ad esempio possiamo analizzare l'uso di espressioni deittiche. I deittici sono invece espressioni che fanno riferimento a degli oggetti in un determinato contesto. Con la frase:

Per favore, prendi quel libro e mettilo qui.


L'espressione quel fa riferimento ad un oggetto reale. Mentre in un enunciato di fiction come:

Tutti quelli che sono entrati in questa casa non sono mai stai rivisti in giro.


L'espressione questa casa è un'espressione deittica che fa riferimento ad un oggetto ideale. Non c'è quindi il riferimento ad un oggetto reale ma l'espressione è semplicemente utilizzata per aggregare delle descrizioni (presumiamo qui che la casa sia già stata citata nel testo).

I nomi propri dovrebbero far riferimento ad un referente nella realtà, ma ciò non è sempre vero, noi facciamo riferimento ad un nome poiché è la comunità in cui viviamo che vi fa riferimento. Inoltre in base a certi oggetti che sono inseriti in un certo contesto, la comunità può o meno conoscerne il significato.

Oltre ai deittici e ai nomi propri anche le espressioni definite possono assumere il ruolo di aggregatori. Nella frase:

Il pover uomo si sacrifica sempre volentieri per il prossimo.


L'espressione pover uomo è una descrizione che fa riferimento ad un oggetto introdotto prima nel discorso.

Per guardare alla questione con un approccio più formale possiamo fare riferimento alla Teoria degli insiemi e in particolare alle nozioni di descrizione intensionale ed estensionale: usiamo una descrizione intensionale quando definiamo un insieme in base alle proprietà che descrivono i suoi membri (le proprietà condivise da tutti i suoi membri); usiamo una descrizione estensionale quando definiamo un insieme elencandone i membri che ne fanno parte.
Con la terminologia della Filosofia del linguaggio si può parlare rispettivamente di connotazione e denotazione. Con le due locuzioni sella del mattino e stella della sera, con le quali gli antichi greci non sapevano di far riferimento allo stesso oggetto, ossia il pianeta Venere, connotiamo in modo diverso lo stesso oggetto.

Utilizzando queste nozioni alcuni paradossi classici scompaiono perchè semplicemente si denota lo stesso oggetto con diversa connotazione.

Ad esempio se diciamo:

Lo scrittore dei promessi sposi è Alessandro Manzoni.
Alessandro Manzoni è Alessandro Manzoni.


Denotiamo lo stesso oggetto (Alessandro Manzoni), mediante due connotazioni differenti (Alessandro Manzoni e scrittore dei promessi sposi).

Arrivati a questo punto possiamo capire come l'interpretazione degli enunciati della fiction funzioni attraverso connotazioni, mentre la denotazione non è necessaria, poiché sappiamo che stiamo facendo riferimento ad una finzione.
Umberto Eco con i libri Lector in fabula ed Opera aperta evidenzia i meccanismi per cui la costruzione del significato di un opera sfrutta la collaborazione tra autore e lettore, ed il lettore deve inserire, come collegamenti, conoscenze enciclopediche e cronologiche, come ad esempio gli eventi che si succedono.

Competenze cronologiche ed enciclopediche sono indispensabili per l'interpretazione di alcuni enunciati (e quindi di alcuni testi), prendiamo ad esempio la seguente frase:

Sei partita col giubbetto o lo lascio al Marco?


L'enunciato non è chiaramente comprensibile se non ho a disposizione una serie di conoscenze implicite: la persona che viene interrogata è partita per un viaggio prima della persona che interroga (sei partita), un giubbetto è un tipico accessorio di viaggio (il giubbetto) che in alcuni casi può essere utile ed in altri no (o), Marco è la persona che accompagnerà chi interroga all'aeroporto e nel caso l'accessorio non servisse potrebbe tenerlo con sè (lo lascio al Marco).

La Teoria semiotica di C. S. Peirce può essere presa come esempio di superamento dell'approccio ingenuo. La seiosi è sempre identificata come processo che relaziona le tre entità base della semiosi (segno, concetto, oggetto) ma il processo di interpretazione di un segno attiva ora una serie di rimandi ricorsivi.

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Alla base della teoria di Peirce sta la sostituzione della nozione di concetto con quella di interpretante. Con questo termine Peirce si riferisce a qualcosa di soggettivo che nella mente funge dal collegamento tra il segno e l'oggetto. Ma cos'è un collegamento se non un altro segno? Secondo questo approccio l'interpretazione in un processo semiotico coinvolge non un unico referente ma una serie di referenti. Ai fini pratici questo processo di rimandi troverà ad un certo punto una conclusione, in linea teorica questo potrebbe però continuare all'infinito.

Come è noto intorno alla metà degli anni '90 si sviluppo un grande entusiasmo per il Web, in questo contesto Jay_David_Bolter propose l'idea che le tecnologie digitali rendessero possibile la semiosi illimitata. Nell'ipertesto elettronico i segni, mediante dei collegamenti ipertestuali, sono sono collegabili tra loro costruendo così una rete di rimandi illimitata (nel senso di non delimitabile fattivamente). La rete insomma funziona come un grosso sistema di rimandi che va considerato nella sua totalità, anche se, a causa della sua estensione, non è realmente delimitabile. Se ci pensiamo secondo questo principio sono anche organizzati gli algoritmi dei motori di ricerca, tipo ad esempio gli algoritmi di page rank, utilizzato anche dal noto motore di ricerca Google. L'importanza di un nodo è data dai collegamenti in entrata che sono pesati a partire dall'importanza dei nodi che attivano il collegamento, questo processo è poi applicato in modo ricorsivo.

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